motori di ricerca

Da quando i motori di ricerca e internet sono entrati nella nostra vita, innegabilmente ce l’hanno cambiata.
Sono finiti i tempi delle estenuanti ricerche “analogiche”, su supporto cartaceo. La consultazione degli indici delle enciclopedie e dei vocabolari, nella loro tradizionale “consequenzialità”.  Ormai non possiamo più fare a meno di internet per organizzare i nostri viaggi, trovare lavoro o cercare un ristorante nella nostra città.

Quando parliamo di ricerca online non possiamo che riferirci quasi esclusivamente al motore di ricerca che raccoglie la più ampia fetta di mercato pubblicitario: Google, Big G per gli “amici”.

Ma come le abitudini degli utenti hanno aiutato Google a diventare, paradossalmente, sempre più intelligente?

motori di ricerca

 

Motori di ricerca: un po’ di storia

Il primo motore di ricerca della storia si chiamava Archie e nacque nel 1990 ad opera di Alan Emtage, uno studente universitario canadese. In realtà Archie era più una directory che un motore di ricerca: mostrava i risultati pertinenti solo se l’utente conosceva il nome del file.
Siamo proprio agli esordi di internet: l’invenzione del World Wide Web è di un anno prima.

Dopo qualche anno si fanno strada Lycos, Yahoo e AltaVista. Quest’ultimo aveva senza dubbio tutte le carte in regola per essere uno dei migliori motori di ricerca, se non fosse stato rimpiazzato, in quanto a importanza, da Google.
È in questo periodo che iniziano i primi studi sugli algoritmi e sul posizionamento.
I programmatori e i webmaster utilizzano poche regole (e confuse) per conquistare le prime posizioni sui motori di ricerca, inserendo le parole chiave in modo spesso un po’ indiscriminato. Pratica questa che successivamente porterà a pesanti penalizzazioni.
Google nasce nel 1998 grazie al lavoro di Sergey Brin e Larry Page, due studenti di Stanford appassionati di matematica, ma è intorno al 2001 che fa un balzo in avanti, diventando uno dei motori di ricerca più famosi.
L’indicizzazione e il posizionamento diventa sempre più importante tanto che proprio in questi anni iniziano a delinearsi nuovi ruoli e nuove professioni come quella dell’esperto SEO e dell’esperto di internet marketing.
Raggiungere la “prima posizione su Google” è l’obiettivo della maggior parte degli addetti ai lavori.

Come funzionano i motori di ricerca?

Ce lo spiega Matt Cutts, software engineer di Google fino al 2017.

Quindi, cosa succede quando facciamo una ricerca su Google? I programmi di cui si avvale un motore di ricerca si chiamano spider; hanno il compito di recuperare le pagine web seguendo i link e di catalogarle in un indice.

Come fa Google a decidere quali documenti l’utente desidera davvero?
Facendosi tante domande come ad esempio: quante volte le parole chiave compaiono nella pagina? Le parole compaiono nel titolo e nell’URL? La pagina include sinonimi delle parole chiave? La pagina è di un sito web di alta qualità, bassa qualità o spam?

Tutti questi fattori, e molti altri, vengono combinati per ottenere un punteggio totale che rispecchi l’intento di ricerca dell’utente.
L’impegno di Google – dice Cutts – è quello di offrire risultati utili e imparziali.
Anche gli annunci Adwords, posizionati sul lato destro o in alto nella pagina dei risultati, si adattano alle abitudini di ricerca.

Non solo Google

Ovviamente non esiste solo Google. Oltre agli altrettanto noti Bing e Yahoo, in questi ultimi anni hanno iniziato a diffondersi  motori di ricerca alternativi, alcuni dai nomi decisamente esotici: Oscobo, Quora (più simile a un social network), Boardreader, Dogpile, Yandex (uno dei più importanti motori di ricerca russi).
Nel 2013 è stato lanciato Qwant, che si definisce il motore di ricerca che protegge la privacy degli utenti.

Il motore di ricerca che impara dagli utenti

Stabilire quale sia il migliore motore di ricerca, non è nostro compito. È indubbio che negli ultimi decenni Google abbia acquistato sempre più potere, non solo nell’ambito della ricerca ma anche nella gestione e nello storage dei dati personali.
Pensiamo, ad esempio, che non è praticamente più possibile avere uno smartphone (con sistema operativo Android) senza un account Google. Pensiamo inoltre che una buona parte delle applicazioni che usiamo quotidianamente (a lavoro o nel tempo libero) sono di proprietà Google.

Ma è anche vero che sono gli utenti a influenzare i parametri di ricerca e hanno (abbiamo) questo potere. Ognuno di noi contribuisce ogni giorno alla crescita di questo motore di ricerca, semplicemente “cercando”. È un sistema che si auto-alimenta.
Google auto-apprende, si ciba delle nostre abitudini e in un certo senso anche delle nostre emozioni. Impara da noi. Associa parole perché ha compreso che se la maggior parte degli utenti lo fa, allora è l’intento di ricerca più diffuso.
Scandagliando molte pagine, non solo quelle aziendali o istituzionali, ma anche quelle del nostro tempo libero (i forum, i social network), ci conosce sempre di più.

E inizia a sembrare umano.
È come un commesso in carne ed ossa che legge nei nostri pensieri e sa che tipo di prodotto suggerirci.

Ma proprio per questo, ed essendo ognuno di noi non solo consumatore/cliente ma anche fornitore di servizi (con una attività in proprio o alle dipendenze), possiamo utilizzare queste sue peculiarità per raggiungere un numero sempre maggiore di utenti che hanno bisogno di noi, delle nostre capacità, dei nostri servizi o prodotti.

In fondo loro ci stanno cercando.

Contattaci, se vuoi utilizzare i motori di ricerca in modo strategico.

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