Outbound Marketing

L’oubound marketing sembra appartenere al passato. Possiamo dire che sia morto?
Di solito quando si augura la morte di un’idea, si sta auspicando la sua rinascita, magari con qualche rivisitazione. Quindi no, non è morto. Si sta solo ridimensionando.
L’outbound marketing rappresenta  la “tradizione”. Un modo per alcuni un po’ “stantio” di fare marketing, anche se un tempo molto efficace.

L’outbound marketing, nella sua versione online, ha a disposizione molti strumenti in grado di affievolire i limiti di quello tradizionale.

Outbound Marketing

Outbound marketing: il significato

Ma cos’è l’outbound marketing (letteralmente “marketing in uscita”)?

Il marketing in uscita getta una rete con la speranza di catturare alcuni clienti in un mare di potenziali consumatori.

Se cerchiamo outbound marketing su wikipedia troveremo solo il riferimento a due significati:

  •  nel senso non peggiorativo di “marketing communications“;
  •  nel senso peggiorativo di “interruption marketing“.

Quindi l’outbound marketing ha la caratteristica di essere a suo modo “interruttivo”, si proietta verso il pubblico senza rispettarne la volontà (o non sempre).

Una delle critiche mosse al marketing in uscita è quello di “sparare nel mucchio”, senza un reale target di riferimento. Gli si rimprovera, quindi, di essere “massivo”.

Annunci in radio o in tv, telemarketing, cartelloni pubblicitari, pagine pubblicitarie su riviste e quotidiani, ma non solo. Sono outbound marketing anche banner, annunci su internet, pop up, e-mail (leggi anche: Mail Marketing: la Posta Elettronica Rimane il Mezzo Più Usato).

Non bisogna pensare, infatti, che la differenza tra inbound e outbound equivalga a quella tra digitale e “analogico”. La newsletter, infatti, è una strategia outbound, nonostante l’uso del mezzo digitale. Le campagne Pay per click, sono anch’esse outbound.

L’approccio può essere estremamente ampio (pubblicità televisiva), completamente personale (incontri faccia a faccia) o “impersonalmente personale” (e-mail o telefonata).
In generale possiamo affermare che più il cliente è anziano, maggiori sono le probabilità che il marketing outbound incida su di lui. Si sente a proprio agio con la pubblicità radiofonica o televisiva e tende a sfogliare spesso i volantini quando deve realizzare un acquisto.
Al contrario, il marketing inbound implica un certo utilizzo dei media con cui ha meno familiarità.

Il marketing in uscita si dimostra particolarmente efficace nel marketing business-to-business e nelle transazioni che coinvolgono prodotti di fascia più alta.
Le aziende in questi casi cercano contatti personali stabiliti attraverso incontri faccia a faccia o networking in occasione di eventi e fiere del settore.

Differenza tra inbound e outbound marketing

La differenza principale tra inbound e outbound marketing sta nel fatto che il primo “chiede il permesso” (permission marketing), mentre  il secondo “interrompe” (interruption marketing).

L’inbound marketing ha lo scopo di attirare i potenziali clienti grazie a contenuti interessanti. Parliamo infatti anche di content marketing (articoli sui blog, social media, infografiche, newsletter e altri contenuti che gli utenti decidono di leggere).
Se i contenuti sono molto coinvolgenti, gli utenti interagiscono con essi, li condividono. Attribuendoli al marchio, questo riceve la loro fiducia e un buon feedback. Il tutto va a favorire e influenzare l’acquisto dei prodotti brandizzati.

Senza dubbio in questo momento storico il marketing inbound è di gran lunga più alla moda dell’outbound marketing. La maggior parte delle aziende sono focalizzate sulla produzione di contenuti di valore e su scelte inbound. Investono nella SEO e nei social media.

Tuttavia è difficile quantificare l’efficacia di una strategia inbound, proprio perché si basa su misure che servono ad aumentare la fiducia nel marchio.

Evoluzioni dell’outbound marketing

Il marketing in uscita viene criticato per tre principali motivazioni:

  •  è (spesso) costoso;
  •  contempla un’utenza passiva e non reattiva;
  •  non è mirato.

In realtà alcuni nuovi strumenti della “modernità” hanno permesso al marketing outbound di avere un pubblico mirato.

Il “retargeting” (o remarketing),  gli annunci contestuali e i segmenti di pubblico locale consentono agli adds display di Facebook, Instagram, Twitter e Google di essere indirizzati  agli utenti in base a ciò a cui sono realmente interessati.

A differenza del marketing outbound tradizionale, incorpora la strategia inbound di mostrare agli utenti le cose che troveranno utili. Il nuovo marketing outbound, in sostanza, porta con sé elementi “inbound”.

Non è un caso che nell’attuale scenario di marketing, molte aziende utilizzino una combinazione di una brillante strategia in entrata e retargeting di annunci display in uscita.

Marketing outbound o marketing inbound?

Ma quindi, qual è la migliore strategia di marketing? Qualcuno potrebbe risponderti che la migliore strategia di marketing è quella che funziona.

Prova sempre cose nuove. Nel mentre, continua a fare le cose vecchie che stanno funzionando.
Ricorda che anche il pubblico cambia. Quello che ha funzionato l’anno scorso potrebbe non funzionare quest’anno.
La strategia più importante sarà sempre: sperimentare, misurare, ripetere.

Qualsiasi strategia di marketing di successo è dinamica e cambia in base ai dati che raccogli sull’efficacia dei tuoi contenuti.

Hai bisogno di studiare una strategia di outbound marketing o inbound marketing?
Scrivici e valuteremo insieme le tue esigenze, scegliendo la strategia di marketing adatta a te.

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